
Noemi
Ciao,
mi chiamo Noemi, vivo a Roma e sono malata, dal 1995, di BULIMIA NERVOSA CON DISTURBO COMPENSATORIO.
L’idea di questo blog è di mio marito, non capisco nulla di internet e computer ma ho avuto voglia di scrivere una lettera destinata ai tanti programmi TV dove si parla troppo spesso in maniera superficiale dei distrurbi del comportamento alimentare e dove non si parla mai di bulimia nervosa.
Probabilmente non riceverò mai una risposta, ed è proprio per questo che mio marito mi ha suggerito di pubblicare questa lettera anche “online”, per non farla cadere totalmente nel vuoto e nella speranza che possa portare qualcuno, fosse anche una sola persona, a riflettere attentamente su certi problemi.

anche una sola persona è un universo.
Sono una Noemi, nel senso che è il mio nome vero e ti lascio
queste due righe per esprimerti la mia solidarietà e
ammirazione.
Aggrappati alla Noemi cazzuta, come la chiami tu, aggrappaci tutte le Noemi che riesci a farle trascinare e stringi i denti
L’idea di tuo marito è stata grande. Ti aiuterà. E tu con
questo blog potrai a tua volta aiutare tanti altri.
Il tuo mostro è uno dei tanti. Si manifestano con mille facce diverse, ma tutte orribili. Con nomi diversi ma in fondo sono
solo puro male. Si possono domare però, forse anche uccidere e spesso ci si può salvare. Salva te stessa e quanti
altri puoi, è questo l’augurio che ti faccio dal profondo del
cuore.
Un bacio.
N.
Cara Noemi, ti senti vittima di un disturbo che toglie entusiasmo ed energia ma non ti ha tolto il senso di protagonismo e ti sei scagliata senza neppure riflettere contro una persona che ha espresso con sincerità un parere, usando espressioni quanto mai improprie come: Gretto. Se cerchi persone che ti compatiscono ne troverai migliaia e questo ti appagherà momentaneamente ma non risolverà il tuo problema di fondo. Ti invito pertanto ad una riflessione:
Cara Noemi, siamo in questo antropocentrismo da migliaia di anni, e quindi pensiamo che il mondo debba avere un senso. Quando si presenta la frustrazione, ci sentiamo come se ci avessero traditi, ingannati mentre noi dovremmo essere felici.
Qualche cosa non va con l’universo.
Ma la verità è che, non importa quello che si fa, poichè per quanto tentiamo di domare il mondo circostante lui non si piega ai nostri concetti. Il mondo non è stato progettato precisamente per noi affinche installassimo gratuitamente il negozio dei nostri desideri o ad ogni angolo un internet point.
Noi dobbiamo assolutamente abituarci al fatto che le cose sono completamente sbagliate. E che non c’è un modo ideale di essere preparati a ciò. Dal profondo dei nel nostro tram tram c’è il fatto che giorno dopo giorno dobbiamo affrontare le avversità e anche nel mondo attuale sempre di più ne restiamo sorpresi e paralizzati, perché tutta la nostra energia è proiettata all’abitudine dell’autocommiserazione e della lamentela.
Un caro saluto.
Caro Francesco, dopo quello che hai avuto il coraggio di scrivere sul blog di manuelapeace e che per correttezza riporto:
“Ho visitato paesi dove si muore di fame per mancanza di risorse e queste che possono vivere serenamente con tutto a portata di mano si fanno fuori da sole. E’ proprio vero che chi ha il pane non ha denti e viceversa. Ma perchè preoccuparsi tanto di morti per egocentrismo?
Che si ammazzino tutti anzi che la accellerino la loro morte se la loro vita è per loro stessi insignificante”
Ecco dopo questa grande nozione di umanità che hai dato a tutti, credo si possa tranquillamente dire che l’unica persona affetta da manie di protagonismo sia te.
Il paragone che fai con i paesi poveri è assolutamente inutile e fuori luogo, e mi viene da pensare che l’hai fatto solo per “tuo” protagonismo!!
A cosa serve paragonare 2 mondi e 2 problemi diversi?
Cosa ti porta ad essere così crudele nei confronti di persone, uomini e donne, che soffrono di un disturbo così grave?
E poi parli di senso di protagonismo… ma pretendi forse di conoscere personalmente ogni persona che soffre di anoressia o bulimia per accusarla in modo così ignobile?
Ma la tua umanità dove è finita? Forse sotto le scarpe…
A me sembra evidente che Noemi stia utilizzando il suo blog per dare sfogo alla sua rabbia e per affrontare in qualche modo i suoi problemi, smettendo di vergognarsene.
Credo sinceramente che Noemi sia stata fin troppo educata nei tuoi confronti perchè quello che hai osato scrivere è veramente indegno e crudele!!
Noemi è da ammirare per il coraggio che dimostra nell’affrontare i suoi incubi, tu con la tua uscita sei quasi da compatire, e dubito che chiunque possa prendere lezioni di vita da te.
Leggo qui che un tale… Francesco Marti ecc… risponde con tono particolare.
Bo mi dico… :”forse ha un motivo preciso per…
a) dire ciò che pensa senza sapere di che parla
b) essere tanto intollerante nei confronti di malattie che non reputa evidentemente tali (ha forse figli suicidi? amici morti? mogli suicide o depresse?).
c) avere bisogno di girare il mondo e farsi un’idea precisa e accurata di cosa è vero e reale lontano lontano proprio per fuggire o sfuggire da ciò che è vero, molto vero e reale, ma vicino, molto vicino a tutti!
Ad ogni modo rispondere a chi travisa la verità così tanto arrogandosi il diritto di lasciare un commento come quello, è una perdita di tempo. Io colgo cmq. senso di colpa (forse una figlia anoressica?) da cui rabbia repressa e isterica ahahahh
Per fare un esempio di ciò che intendo, fra hobbies e interssi nel suo blog c’è pure Movie and Erotism e se dicessimo che per questo è un porco, traviseremmo la realtà non conoscendola e dando un giudizio indegno ingiusto e scorretto o diremmo la verità!???!
Se volete tutti un consiglio smettete di dare importanza a ciò che scrive il tale! Qui la cosa impo è che Noemi ha scritto una verità rispondendo al tizio nell’altro blog importantissima e che è passata in sordina…
CARA CARISSIMA NOEMI, ma come ti salta in mente che “Probabilmente non riceverai mai una risposta”…? Anche quelli che non ti risponderanno ti leggeranno e sarai importante per tutti loro. Io ti dico che da qui partirà la tua guarigione, non importa da QUANTO tempo sei malata, importa QUANTO credi che ce la puoi fare. Io ho una sorella più piccola che soffre come te, e sono una mamma come te: voglio guarigione per la mia sorellina e non voglio che la mia bambina domani scivoli come lei. Perciò grazie anche da me. E… scusa se è lungo, ma ti dedico questo pezzo che oggi ho trovato su Girlpower, e che mi ha fatto pensare a tante cose:
““Scusate, scusate, scusate se il mio post è lunghissimo… ma ci sono tante cose che vorrei dirvi. Parlo a quelle di voi che nell’anoressia/bulimia sono già dentro, e a quelle che ci stanno per scivolare… e spero con tutto il cuore che lascerete entrare qualcosa, di queste parole, nella prigione in cui state dormendo, immerse in profondo incantesimo. Vi chiedo, per una volta, di provare a guardare le cose con gli occhi di qualcun altro – cose che io e voi vediamo senz’altro in un modo diverso, come guardando nello stesso punto vedono cose diverse un elefante e una formica. Prendiamo ad esempio Face book: quello a cui voi ambite, (per esempio la bellissima immagine di alcune ragazze, a cui bussano centinaia di aspiranti “friends”), a chi vi vuole veramente bene fa paura; ma non è codardia di genitori deficienti, è una paura sana. Guardare gli spazi personali su Face book in modo obiettivo dà un grande senso di tristezza, basta prenderne ad esempio uno qualunque, di una bella, magrissima ragazza che potrebbe essere una di voi, o che magari voi invidiate. Lei si presenta raggiante: sorride e tende verso l’alto il suo braccino scheletrico in un gesto che dovrebbe essere di gioia, avvolta in un bel vestito sbracciato; e invece è intrisa di incolmabile solitudine e dolore. Come lei, tante ragazze attraenti e combinate da guerra, truccate e vestite in modo abbagliante, sole o in piccoli gruppi sorridono al mondo gridando: questa è la vita vera, l’unica che vale la pena di vivere, e noi la facciamo, guardate come siamo felici! invidiateci! Chiedete un contatto con noi, voi poveracci, non è per cattiveria se non vi accetteremo… ci dispiace perfino, ma è la legge della giungla, capite, è solo che non possiamo avere sfigati nei nostri account! Immagini tutte uguali, come un disco rotto… invidiateci, per favore invidiateci! Infatti, invece che degli sfigati qualche vero fico le noterà… qualche amico importante di un amico, oppure qualche sconosciuto chiederà di essere ammesso fra i loro amici: loro cercheranno il suo nome in rete e chissà, magari è un fotografo famoso, un designer rampante – allora si sarà accolto. Ed ecco comparirà la sua fotina, e la frasetta Pinco Pallo e Pinco Palla are now friends… Una strana parola, per due che si sono comprati a vicenda, per arricchire reciprocamente il proprio portfolio; perché sarà vero che usate questi spazi per “restare in contatto”, anche quando siete lontani… ma ancora più vero è che sono spazi pubblicitari, più saranno ricchi e le ragazze appetitose, più saranno gli utenti e i loro sponsor, presenti e futuri. Solo gli ingenui non capiscono che questo non è “un” modo, ormai è l’unico modo di vivere… sono addirittura le fondamenta di una futura carriera professionale. E così tante “fortunate” ragazze, abbracciate in modo complice fra loro, corrono in macchine scoperte verso mete meravigliose, bucano l’obiettivo sorridendo su sfondi tropicali, su barche di lusso, in locali notturni e ville principesche, guancia a guancia con ragazzi vacui o signori che sembrano papponi; e un esercito di aspiranti imitatrici mentre le guarda si avvelena. Qui arriviamo al punto: siete sicure che il bisogno misterioso che vi spinge a uccidervi di astinenza sia solo desiderio di essere “magre”? Siete sicure che il bisogno misterioso che vi spinge a uccidervi di cibo, e poi a vomitare, sia “solo” fame, una fame stranamente inestinguibile ma fisica? Davvero non vedete che la disperazione che vi incatena al bisogno angosciante di “essere come loro”, e che si esprime in questi due modi che sono UNO, ha molto più a che fare con una ipnosi collettiva che è solo un enorme, assurdo inganno? Tutte queste piccole aspiranti Paris Hilton, su piccola scala, sono infelici e povere esattamente come lei; e nessuna dice la verità all’altra. Di felicità non c’è neanche l’ombra, solo una triste apparenza; eppure, se chiedessero loro: vorreste essere ancora più invidiate? in cuor loro risponderebbero tutte di si, come se questo, davvero, potesse soccorrerle, alleviare la loro pena. Comunque, tutte loro dimostrano che non c’è neanche bisogno di essere davvero tanto ricche e famose come le star… basta davvero molto meno, dai coraggio, potete farcela tutte – ed è proprio così che tutto comincia (e ogni gioia finisce): ehi ragazze, finalmente siete grandi, finalmente Barbie siete voi, sulla Barbie-macchina state correndo nella Barbie-vita, potete scoprire con compiacimento che può costare anche molto, molto meno di quello che pagano loro, raggiungere la stessa disperazione di Paris, di Britney o Lindsay. Una di loro, a domanda mi ha risposto: penso che Paris Hilton sia una stupida; e perché? Perché potrebbe fare tante cose e non fa niente. Lei, che hai un cuore sensibile, allude al grande potere, fatto di soldi che potrebbero essere investiti per alleviare i mali del mondo, e dare così soddisfazione, un senso della vita che appagherebbe chiunque ha un’anima. Eppure poi fa lo stesso, deliberatamente vuole ignorare che anche lei potrebbe fare tanto per il mondo, e invece, nel suo piccolo, non solo soffre e fa male a se stessa, ma fa anche qualcosa contro chi è ancora più debole di lei, ed è sedotto/a dalla sua bellezza, dalla sua sinistra ostentazione di una felicità bugiarda, e a quella meta tenderà, anche grazie a lei, ancora più disperatamente di lei. E tutte voi, che state cadendo in questo baratro, questo non lo vedete: semplicemente, non vedete la relazione; ma non siete capaci di vederla perché non la volete vedere. Sotto sotto, neanche troppo in fondo, c’è sempre una tristezza che non vi abbandona mai, ma non sapete metterla in relazione con tutto questo; cercate sempre altrove. Moltissime di voi abbandonate in questo equivoco, con genitori anch’essi sordi e ciechi, che neanche vedono la vostra pena, che non tentano neanche di soccorrervi. Ma anche per quelli che ci provano, che vorrebbero farlo… parlarvi è inutile, è voce che grida nel deserto. Dice il Talmud: chi salva una sola vita salva il mondo intero. E’ vita anche ogni piccola cosa che dà gioia agli altri, e ognuno di noi, ogni giorno, con le sue scelte, cambia il mondo intero e per sempre. Non c’è bisogno di essere Rockfeller o Paris Hilton, ognuno deve fare per la scala che gli compete, guardare a scale irraggiungibili è mentire. E noi “grandi”, queste cose come ve le possiamo dire?. Voi soffrite, state cercando faticosamente il filo d’oro che vi trarrà fuori da quel baratro; ma come dirvi che tutto quello che vi manca non è bellezza, magrezza, denaro, successo: ma solo CONNESSIONE? E che solo questa connessione vi donerà l’Amore che non riuscite a trovare? Voi siete tutti disconnessi, pensate che noi non capiamo niente, ma siete voi che non potete capire come la nostra impotenza ci spezzi il cuore. Spezza il cuore guardare i miti pubblicitari di cui vi nutrite, i network in cui ormai vivete tutti più che nella vita reale, dà davvero un senso cupo di tristezza, come guardare qualcuno molto malato. Un malato truccatissimo che patetico occhieggia seducente. Fa paura il mare nero di menzogna in cui siete immersi fin sopra la testa. Fan paura la sordità e la cecità che ne conseguono. I pensieri da morti che camminano che vi dominano. La verità è un’altra. Si parla di “anoressia” e di “bulimia”. Ma il vero nome di questa malattia è un altro, ed è DISCONNESSIONE. Io, che ho l’età dei vostri genitori, mi sono chiesta, ma noi, non soffrivamo? Soffrivamo si. Sono morti in tanti. Di incidenti, di violenza, di dementi scontri di piazza, di suicidi, di eroina e altre dipendenze ben ancorate su vuoti interiori indecifrabili. Tanti altri sono andati in prigione, e proprio per questo alcuni di loro si sono salvati. Alcuni sono morti proprio delle cose di cui morite voi adesso, softly killed da sogni di modelle anoressiche, da illusioni di sesso servito da orchi come fosse amore, ma erano pochi, in confronto; la sofferenza più diffusa era un’altra. Eppure questa sofferenza era parte di una felicità che, almeno, la maggior parte di noi era capace di provare. Ma non perché eravamo “più stupidi”; questa è un’altra panzana che vi confonde. Eravamo semplicemente più connessi; senza neanche saperlo, avevamo una diretta relazione con le cose che andavamo a fare; perciò ci interessava la persona, non la sua posizione sociale; il viaggio, non l’albergo; la bellezza di un luogo, non quanto fosse esclusivo; per questo godevamo davvero del mare, del sole, della nostra bellezza, degli sguardi di persone mai viste prima, dei ragazzi conosciuti per strada, per questo potevamo gioire con candore anche del sesso, e neanche ci sfiorava il minimo interesse per la pornografia. Quella era roba per i vecchi, per gente impotente, quasi morta. Noi respiravamo. Ma è una felicità che si sperimenta solo se si è disposti a essere nudi, e si rinuncia a dover dimostrare qualcosa; se si accetta di guardare il mare come fosse solo il mare, non una cartolina da mostrare agli altri, né da additare al proprio sè malato come una “dimostrazione” che siamo felici. Che importava cosa facessero i genitori di quelli che incontravamo, quanto fossero ricchi o invidiati? Era semplicemente un tipo di problema che non ci passava neanche per l’anticamera del cervello. Forse eravamo irresponsabili, o in un mare di guai; avevamo anche noi genitori ottusi e ci feriva la sofferenza del mondo; ma il mondo forse era meno disperato e noi eravamo ancora vivi, connessi con la vita. E dove è avvenuta la disconnessione? Siete la prima generazione della terra il cui cuore sia stato nutrito, ossessivamente e dall’infanzia, di bugie di plastica, martellanti e unilaterali. E ora ci credete. Credete a tutte queste bugie, serrate gli occhi e tappate le orecchie per restare ancora in un sogno che vi mente, vi dice di essere bellissimo; il mondo là fuori fa paura, perciò lì volete stare e alla sua bugia volete credere, disperatamente; non avete più uno spiraglio aperto che lasci filtrare un po’ di verità. Perciò le vostre menti si stipano di ossessioni, alleviate solo da alcol e droghe – per il cibo, ma anche per l’eccesso in sè, in una competizione incessante e insensata. Perché quando la bulimia del cibo sembra superata, resta intatta la bulimia del vivere, vi strozzate nell’ossessione di voler fare di più e di più, troppo e sempre in meno tempo. Stringe il cuore che non sappiate intuire che il vero terreno della bulimia fisica è una bulimia morale, per cui tutte le esperienze e la loro densità non sono mai abbastanza. Non avete più occhi né orecchie, e mentre vi sforzate di vivere liberi e felici, lontani da ogni dolore e da ogni strazio degli “sfigati”, in un buco tenete sequestrata un’anima prigioniera. E a noi che ancora abbiamo occhi, e che ci affanniamo sui vostri occhi chiusi, gridate di andarcene, che vi tarpiamo le ali, siamo noiosi, moralisti, uffa, non capiamo niente del mondo, siamo vecchi. Ma noi lo sappiamo che non state sognando un bel sogno. Io sono solo una voce che vi parla dal buio e chiedo a tutte voi, con grandissimo affetto, di riflettere su tutto questo. Non liquidate queste parole come una predica moralista, ma per favore credete in voi stesse e nella vostra vera bellezza, provate a riconnettervi con il vostro cuore inascoltato, che non ne può più, che da questi miti vuole uscire. E’ sua, la tristezza strisciante che non vi abbandona mai, e che credete di addormentare una notte dopo l’altra con falsi obiettivi, se non con l’alcol, e giorno dopo giorno con l’eccesso di cose da fare”.
Un abbraccio. Paola
Cara Paola, ti rispondo qua:
http://famelica.wordpress.com/2009/06/28/anoressia-e-bulimia-le-responsabilita-della-societa/
Una malattia non si guarisce sfogandosi sul web.
Una malattia si guarisce smettendo di chiamarla malattia.
Una malattia esiste perchè ti da più vita che la noia di una vita insignificante.
Se una persona cosiddetta malala smette di fare il malato, guarisce.
Ci si abitua e ci si affeziona sia alla malattia come alla buona salute.
Tu dici:
“Una malattia non si guarisce sfogandosi sul web.”
E quindi? Cosa ovvia, nessuno ha sostenuto questo… ma sicuramente aiuta.
Da quel che leggo ne stà uscendo fuori un confronto molto interessante, con interventi di persone che sono guarite o che stanno ancora soffrendo, lo trovo inoltre utilissimo per chi certi problemi per fortuna non li conosce, per un genitore potrebbe essere molto importante avere le idee chiare su certe tematiche per eventualmente riconoscerle in tempo.
Ben venga questo blog, vorresti forse sostenere che chi soffre di certi problemi non ha la libertà per parlarne in un blog personale?
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“Una malattia si guarisce smettendo di chiamarla malattia.”
Una malattia del genere si guarisce con un lungo e durissimo percorso di psico-analisi che ti permetterà, alla fine, di riuscire a trovare un giusto compromesso tra il dolore che hai dentro, e che in parte non ti abbandonerà mai, e la vita.
Con questa frase fai capire a tutti quanto tu sia lontano dal capire gli aspetti di questo problema.
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“Una malattia esiste perchè ti da più vita che la noia di una vita insignificante.”
Ecco qui esce nuovamente la tua illuminante umanità, inutile commentare la tua ennesima offesa.
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“Se una persona cosiddetta malala smette di fare il malato, guarisce.”
Va bene, hai ragione tu, l’erba del vicino è sempre più verde… non ci sono più le mezze stagioni… ah dimenticavo, se mio nonno non moriva adesso era vivo !!!!
Dicendo “cosiddetta” fai capire tutto, non riesci proprio a considerare un disturbo psicologico come un male, ma come un vezzo…. grande dimostrazione di ignoranza.
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“Ci si abitua e ci si affeziona sia alla malattia come alla buona salute.”
Ecco questa forse è l’unica cosa sensata che sei riuscito a scrivere, ma detta da uno che pensa di essere il detentore della verità assoluta perde immediatamente di valore.
Riporto cosa dice la Dottoressa Lucia Imperatore dopo aver letto i tuoi interventi:
“Purtroppo e per fortuna il senso dell’esistenza, ammesso che ce ne sia uno, non è noto a nessuno. Se abbiamo l’umiltà di comprendere questa semplice verità, forse saremo più rispettosi dei mille sensi che ogni essere umano da alla propria vita. Se invece crediamo di conoscere la verità, quelle degli altri ci sembreranno insulse e vane, e ci sentiremo in diritto di insegnare ai nostri simili ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ma in fondo, il mondo è bello perchè è vario.”
Se la malata immaginaria si fosse fatta qualche canna all’inizio di tutta questa vicenda probabilmente non avrebbe avuto tutte queste paranoie estetiche che l’hanno condotta ad un percorso di malata professionista.
Se tu fossi cresciuto nelle condizioni di Noemi e se avessi subito gli stessi abusi che lei ha dovuto subire dall’età di soli 5 anni, probabilmente tu, debole come sei, non ce l’avresti fatta e avresti posto fine alla tua inutile vita (mi dispiace abbassarmi ai tuoi livelli, ma mi costringi).
Noemi, dopo tutto quello che ha dovuto subire e passare, dimostra di avere una voglia di vivere ed una forza fuori dal comune, nonostante tutto. Un’altra pesona non ce l’avrebbe fatta. E nonostante tutto ha costruito una bellissima famiglia.
Dubito che un essere come te possa solo lontanamente pensare di fare altrettanto.
Mi dispiace che un destino così ingiusto si sia infranto su Noemi anzichè su di te… forse, conoscere un pò di sano dolore sulla tua pelle ti avrebbe reso un pò sensibile.
Ti invito seriamente a moderare i termini, il tuo comportamento è disgustoso e ti stai arrogando il diritto di giudicare una persona che non conosci, offendendo nello stesso tempo tutte le persone vicine a certi problemi… insomma peggio non potevi fare… ora vai a cercare fama in qualche altro blog.
Penso che l’aggravarsi della situazione della povera Noemi sia tutta questa melensa ipocrisia che l’ha circondata di commossi pellegrini che l’hanno compatita che “poverina di qua e poverina di là.
Non voglio sprecare altro tempo con l’ottuso Giudice “Gianluca” pronto a sparare sul primo che canta fuori dal coro della pròspera industria del dolore.
Nei casi come quello di Noemi ci vuole pragmatismo e non compassione o misericordia. Una persona ha diritto di desiderare la propria morte come la propria malattia se ci è tanto affezionato e se ne vuole uscire deve innanzi tutto evitare psicologi e preti.
Aggravarsi della situazione !!!
Ma che ne sai te, illustre sconosciuto se la situazione di Noemi si è aggravata o meno…
Mi dispiace ma il tuo tempo purtroppo è sprecato per definizione… in qualsiasi progetto tu lo possa impiegare.
Qui l’unico che si è eletto a Giudice o a Dio sei te, mi caro Francesco… e senza l’invito di nessuno tra l’altro.
Per i preti ti dò ragione, li evitiamo, ma dobbiamo anche evitare persone come te.
Non mi interessa entrare in polemica con te Gianluca ne con nessuno. Ho espresso il mio parere giusto per me e schifoso per te. E allora?
Mi chiedi di accettare la diversità di Noemi e non accetti la mia perchè non la penso come te, ma in quale mondo vivi? Sei così certo che il tuo punto di vista sia il meglio? E’ diverso e basta e piantala di parlare di niente.
Francesco…
In Italia circa 3 milioni di persone, pari al 5% della popolazione, si trovano a fare i conti con i disturbi del comportamento alimentare, e l’8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi soffrono di anoressia e bulimia.
Acquistiamo il diritto di criticare severamente una persona solo quando riusciamo a convincerla del nostro affetto e della lealtà del nostro giudizio, e quando siamo sicuri di non rimanere irritati se il nostro giudizio non viene accettato o rispettato.
Mahatma Gandhi
Maria nel resto del mondo, ovvero esclusa l’EU gli USA il Canada l’Australia il Giappone e la Nova Zelanda, è miseria, è fame. Ogni abitante dei paesi ricchi come noi ce ne sono 5 che tirano a mangiare un giorno si e un giorno no, l’ho visto coi miei occhi e lo vedo tutti i giorni vivendoci in mezzo asi bambini delle favelas dove ci vivo anch’io e quando sento parlare di un ricco che ha problemi di linea di dieta ci rido sopra ma uil peggio è quello che circonda queste ragazze disgraziate, persone ad esprimere il loro falso buonismo con dietro un pietismo da far vomitare e nesunoa di queste persone ha mai chiesto ad una madre africana sulla magrezza della propria bambina che non “puo” mangiare non che non vuole mangiare o mangiare troppo. Me ne strafotto quindi di tutta questa ipocrisia. Fate un giro qui a Rocinha, la più grande favela d’America Latina poi vedete come vi passano quei micro sentimenti quando vedete centinaia di bambinetti costretti a sniffare la colla per non sentire la fame mentre voi spendete soldi per far benzina alle vostre auto col petrolio rubato qui che li da voi non ce n’è.
Basta con la tua di ipocrisia… purtroppo non esistono solo i problemi dei quali tu ti occupi. Mi dispiace ma non puoi avere l’esclusiva di essere l’unico ad affrontare i problemi della terra e delle persone che ci vivono.
Dopo aver subito abusi e violenze di ogni tipo, ha il diritto di stare malissimo anche una persona che cresce in Europa… non cambierò mai idea leggendo quello che racconti.
Sono consapevolissimo dell’immensa povertà che esiste in tanti paesi… come ne è consapevole Noemi, che è infatti una persona sensibilissima (ma te che ne sai), ma questo non potrà mai togliere nulla al suo altrettanto immenso dolore per un infanzia che le è stata brutalmente strappata.
Io non ho mai screditato quello che fai e le persone povere che aiuti… te invece non hai esitato a farlo nei confronti di chi soffre di disturbi comunque molto gravi.
Chi si è posto malissimo sin dall’inizio sei stato solo ed esclusivamente te.
Gianluca basta polemiche, non me ne frega niente di chi soffre la fame in Europa per scelta ne chi solleva la bandiera a loro favore. Mi dispiace per Noemi ma me ne fotto di chi gli sta attorno a commiserarla, questo non le fa certo bene.
Ciao ragazzi, cercate di stare calmi… questo è un blog in cui si cerca di aiutarsi con idee e sentimenti non di sbranarsi a vicenda.
Se proprio non ci si soffre o non ci si comprende lasciate che così sia. Vorrei solo dire a Francesco che capisco il dolore.
Vorrei solo dire che chi ha visto e provato sulla propria pelle sa che il dolore è vero sia da un fronte che dall’altro. Sono due aspetti opposti della stessa identica medagliona del nostro strano mondo. Così come non è opinabile il dolore sul viso di chi non ha scelte così lo è sul viso di chi non riesce più a farlo. Attenzione ai termini, attenzione a non sconfinare in eccesso perchè stanca e diventa deprecabile, attenzione all’erronea idea che chi è bulimico o anoressico lo sia per precisa scelta. La faccenda, per quanto tu sia evidentemente al di dentro a situazioni di estremo dolore dovute alla povertà e all’indifferenza di chi si spartisce il mondo, è molto, ti assicuro, molto più complessa. Continui a dire sempre le stesse cose, sempre più irritato. Scrivere su un blog serve per condividere o solamente per dare un giudizio lapidario? Così non è neanche un dibattito o una discussione nè uno scambio di idee reale, è solo voglia che la “propria” realtà emerga ma in modo dogmatico (visto che persone di chiesa non siamo… mi sembra fuori luogo no?!). E’ vero che la compassione fine a se stessa non funziona ma nè qui nè altrove fidati! Il darsi da fare in ogni senso parte dal farlo per se. La voglia di aiutare gli altri ne è una parte. Tu stai cercando cosa? Hai bisogno degli altri? Ti senti solo? Sei incazzato perchè pensi che le malattie delle persone del mondo ricco siano ridicole? Se parlassimo di cancro la penseresti diversamente? Tu di che mondo fai parte? Che cosa ha colpito la tua vita da portarti fra chi soffre e combatte per la sopravvivenza? Per dare una mano o sei nato lì? Qualcuno qui credi possa capirti? Credi sia importante che il tuo punto di vista arrivi agli altri?
Non mi interessano le polemiche ho semplicemente espresso quello che penso non ho offeso nessuno e null’altro se questo ha creato tanto turbamento allora ho sbagliato blog. Continuate voi.
[...] Anoressia e Bulimia, le responsabilità della Società 28 Giugno 2009 Archiviato in: Società e responsabilità — Noemi @ 16:17 Tags: confronto, modelli sbagliati, società (in risposta al commento di Paola) [...]
A me fa ridere che si parli spesso di bulia come se tutti sapessero cos’è…le categorie di atteggiamenti che non condivido sono infinite, ma mi innervosisce chi si dice bulimico per averne sofferto per “un mese o due”, quando chi è bulimico/a sà bene che si tratta di un fantrasma di un male di vivere che puoi solo imparare ad accetare, col quale convivere, ma è impossibile eliminarlo, è con te, parte di te, dentro di te, purtroppo.
Ti segn ala personalità, intere giornate, la vita insomma.
POi m I INNERVOSISCE ANCORA DI PIù CHI NON SAPENDO ASSOLUTAMENTE DI CHE SI TRATTA, e avendo una vaga conoscenza di cosa sia un disturbo alimentare, esordisce col fatto che sia un alibi per giustificare il fatto di non avere volontà. Mi sono imbattutta in uan signorina, che a primo impatto ritenevo intelligente ( era di quelle persone che sembrano saperetutto , interessate alla politica, a quello che succede intorno, alla vita insomma) in realtà ama il fatto che gli altri la vedono come vorrebbe essere ….detto questo….
questa tizia diceva che essendo il cibo una cosa naturale, ed essendo un bisogno primario era una cosa gestibile come il sonno, il vestirsi, il bere….e che quindi, non c’era bisogno di andare da uno psicologo, e che gli sbalzi d’umpore e l’inettitudine erano solo il frutto di una personalità deboile e basta.
Mi dispiace per chi è malato ma non di chi se la mena.
Purtroppo bisogna sempre fare i conti con tanta gente ignorante e idiota, per non essere troppo scurrile, anzi voglio essere scurrile e molto… gente come questo coglione che mi sta appiccicato come una zecca e che mi rompe le palle sul mio blog.
Tornando a noi… purtroppo di gente saputella, che sputa sentenze ce n’è davvero tanta e tocca farci i conti tutti i giorni, io lo faccio da ormai 14 anni e ne ho sentite di cretinate davvero tante…
Il mio primo articolo condannava propriio questo, l’ignoranza su questa malattia, specie la bulimia.
Media e persone che fanno la parte di quelli che comprendono
ma che in realtà non sanno vedere oltre il loro naso, che ci prendono per stupidi e che credono che con due parolette ci fanno tutti contenti.
Io non voglio la compassione di nessuno, ma se bisogna parlare di un argomento serio e drammatico come questo bisogna sapere quello che si dice e non sparare quattro cazzate.
Scrivimi quando vuoi e per quanto puoi cerca di ignorare queste persone inutili… che non si rendono neanche conto di quanto fanno del male.